Duecento anni di Frankenstein e sei racconti romantici & gotici su Mary Shelley e il suo Prometeo moderno

di | 30 Agosto 2022

Ho scritto questo pezzo per Andromeda – Rivista di fantascienza qualche anno fa, precisamente in occasione del duecentesimo anniversario della prima pubblicazione di Frankenstein, nel marzo 2018.

Poiché oggi cade l’anniversario della nascita di Mary Shelley, venuta al mondo il 30 agosto del 1797, ho pensato di riproporlo qui.

Ancora oggi, con tanto materiale a disposizione su Shelley e i suoi scritti, e con una mentalità che ci pregiamo di considerare più “avanzata” e “moderna”, mi capita spesso di trovare commenti e narrazioni su Mary Shelley che la infantilizzano, considerandola una ragazzina che ha avuto la fortuna di trovarsi al posto giusto con gli scrittori giusti. Sono loro che l’hanno ispirata e instradata in quello che era solo un “sogno”, una suggestione in nuce, e che è diventato romanzo grazie a felici condizioni, per non dire coincidenze.

Questo è molto lontano dalla verità.

Mary Shelley, nata Wollstonecraft Godwin, era una donna forte, già da piccola. Ha tenuto testa al padre, il grandissimo intellettuale anarchico William Godwin, ha avuto nel cuore la madre, la pensatrice e insegnante femminista Mary Wollstonecraft (morta nel darla alla luce) e ha portato Percy Bysshe Shelley con sé in fuga, almeno quanto lui ha portato lei.

Ad esempio: nel manoscritto di Frankestein possiamo leggere le loro annotazioni: lei che volte vi ha ironizzato su figure maschili di intellettuali del tutto simili a Shelley e Byron, lui ha corretto parole in un senso meno “radicale”.

Insomma, questo sminuire la genialità di una donna che a diciassette anni tiene testa a Byron &co. e “partorisce” un romanzo capostipite è una sciocchezza, quando va bene; quando va male, una deliberata strategia di silenziamento, come ci insegna Joanna Russ nel suo “Vietato scrivere – Come soffocare la scrittura delle donne”.

Mary Shelley ha tra l’altro proseguito la sua carriera con altri romanzi formidabili e con un attivismo che davvero fece onore alle sue radici.

E una ricerca recente svela un dettaglio in più, sulla sua storia più famosa: la data di nascita che la scrittrice ha pensato per la “creatura” di Frankenstein coincide grosso modo con la sua.

E prima o poi dovremmo riparlare anche di lei, della creatura, un personaggio che al pari della sua ideatrice è stato spesso travisato, con una disattenzione crudele.

Buon doppio anniversario, dunque!


Duecento anni di Frankenstein e sei racconti romantici & gotici su Mary Shelley e il suo Prometeo moderno

Primo

La madre di Mary Shelley era Mary Wollstonecraft, filosofa e scrittrice considerata fondatrice del femminismo liberale.

Donna avventurosa e indipendente, va via di casa dopo un’infanzia segnata dai maltrattamenti del padre alcolista sulla madre e su fratelli e sorelle. Inizia a lavorare per mantenersi, e nel frattempo completa la sua istruzione da autodidatta. Insieme alla sorella Elizabeth e all’amica Fanny Blood, tenta più volte di aprire delle scuole a Londra.

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Dopo la morte di Fanny a causa di una gravidanza, Mary Wollstonecraft prosegue il suo percorso pubblicando nel frattempo libelli, articoli, saggi, libri per l’infanzia e traduzioni dei maggiori intellettuali europei suoi contemporanei. Dopo un legame con il pittore Füssli, al quale propone una convivenza inclusiva della moglie di lui (esperimento rifiutato dalla signora Füssli), Mary Wollstonecraft si sposta a Parigi proprio nel periodo rivoluzionario e vive lì i giorni del Terrore. Ha una figlia, Fanny, dall’avventuriero Imlay, dal quale però Mary si separa: tenta il suicidio a Londra, ma poi si riprende. Si lega al filosofo anarchico Willian Godwin: entrambi sono contrari all’istituzione del matrimonio, quindi portano avanti la loro relazione senza convivere.

Da questo amore, il 30 agosto 1797 nasce Mary Wollstonecraft Godwin, futura “Mary Shelley”. Che però non avrà il dono di conoscere la sua eccezionale madre: Mary Wollstonecraft muore pochi giorni dopo averla data alla luce, per una setticemia.

Vorrei che le donne avessero potere non sugli uomini, ma su loro stesse.”

[Mary Wollstonecraft, da “Rivendicazione dei diritti della donna”, 1792]

Secondo

Anche Mary Wollstonecraft Godwin visse una vita più libera delle sue contemporanee, combatté per la propria indipendenza e rifiutò le convenzioni imposte al suo genere: a prezzo di ristrettezze, fughe, incomprensioni, fatiche immani e una “perseveranza invincibile”, parole di suo padre.

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Cresciuta con una matrigna che non l’amava, interiorizza comunque le convinzioni antimatrimoniali e anticonvenzionali di suo padre. Cresce in casa di amici di Godwin, radicali a loro volta, e quando diciassettenne incontra il poeta Percy Shelley, si lega a lui (con un giuramento, si racconta, di fronte alla tomba di Mary Wollstonecraft) in un amore che segnerà la vita di entrambi e terminerà solo alla morte dell’uomo, in mare, nel 1822.

Secondo una leggenda, il poeta viene cremato, ma il suo cuore brucia solo in parte e verrà consegnato proprio a Mary: lei lo custodirà insieme alle ciocche dei tre figlioletti morti bimbi, e al poema inedito “Adonis”. Il tutto è ritrovato dopo la sua morte da Percy Florence, il quarto figlio di Mary e unico rimasto in vita, che le resta accanto e la assiste con amore insieme alla moglie. E che vorrà il cuore di suo padre sepolto nella propria stessa tomba.

Terzo

La vita di Mary è segnata dalla perdita dei suoi bambini nati e non nati. Nel suo diario, in un periodo di poco precedente alla stesura di Frankenstein, Mary racconta di un sogno: in esso, riesce a riportare in vita la sua prima figlioletta Clara, morta poco dopo la nascita, riscaldandone il corpicino senza vita.

E in un articolo circostanziato e convincente, la giornalista Ruth Franklin mette in relazione Frankenstein con il fatto che, negli stessi anni in cui fu composto, pubblicato e poi di nuovo revisionato, Mary ha a che fare con la maternità e con il lutto: nel 1815 perde Clara, e con quella ferita si prende cura del secondogenito William proprio nei giorni svizzeri in cui compone Frankenstein e nei quali dà alla luce Clara Everina. Entrambi i bimbi morranno di malattia nel giro di pochi anni: prima della seconda edizione di Frankenstein del 1831, a Mary resta solo il piccolo Percy Florence.

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Franklin trova diverse corrispondenze a sostegno di questa lettura “maternale” di Frankenstein, già affrontata da altr*. Ad esempio: nel romanzo alcuni termini come labor, travaglio, indicano anche la nascita della creatura. E William è anche il nome di un personaggio del libro, la prima vittima della creatura: un bambino.

Frankenstein non è solo la trovata letteraria di una figlia del proprio tempo, presa dallo straniamento e dal timore di fronte al progredire della scienza. Non è esclusivamente monito alla superbia umana che si vuole sostituire a Dio, ma è anche il canto stanco di una donna cresciuta nel lutto. Il tema del ritorno alla vita, così inquietante e grottesco, diviene forse tentativo di guargione: Mary è capace di avere bambini, ma le muoiono uno dopo l’altro – questa vitalità che svanisce in fretta, crudele.

[Da “Mary Shelley: la morte per compagna (e la vita come aspirazione)” di Alessia Ghisi Migliari su Psicolab]
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Quarto

Le circostanze della nascita del romanzo Frankenstein sono universalmente note.

“Nell’estate del 1816 visitammo la Svizzera e diventammo amici di Lord Byron […] Ma quella si rivelò un’estate umida e inclemente, e una pioggia che non finiva mai ci confinava spesso in casa per giorni.”

Mary Wollstonecraft Shelley, insieme a Percy Shelley, Lord Byron, Claire Clermont, James Polidori, gruppo di amici uniti da relazioni liquide che oggi chiameremmo forse poliamorose, iniziano su proposta di Byron un gioco letterario: ognuno di loro avrebbe dovuto scrivere una storia di fantasmi.

Proprio il 1816 è ricordato negli annali come “l’anno senza estate”: tre grandi eruzioni (nei Caraibi 1812, Filippine 1814, Indonesia 1815) hanno un forte impatto sul clima terrestre a causa del denso strato di ceneri riversate nell’atmosfera, che abbassa la temperatura globale e smorza l’azione della luce del sole, già tenue proprio in quel periodo incluso nel Minimo di Dalton.

È un po’ ingiusto dare alla pioggia il merito della nascita di Frankenstein, come fa Chiara Valerio nella sua lettura comunque appassionante. Dopotutto, la scrittura fu una scelta precisa: con la pioggia e un gruppo di poliamore le possibilità alternative di impiegare il tempo non dovevano poi mancare.

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Quinto

Mary sfrutta al meglio le suggestioni datele dagli inquietanti sviluppi del galvanismo: proprio in quegli anni, medici come Giovanni Aldini, allievo proprio di Luigi Galvani, sperimentavano l’elettricità sui cadaveri pubblicando poi articoli e resoconti entusiastici.

Frankenstein, il Prometeo moderno, non è la creatura, ma il dottore: Viktor, colpevole di ubris e nonostante tutto compianto dalla sua creatura, che sceglie di uccidersi solo dopo averne provocato e poi pianto la morte. Viktor Frantenstein (che si presenta come esperto anche di sartoria, non dimentichiamolo!) è preclaro allievo dell’Università di Ingolstad, quella che sforna anche il Faust di Christopher Marlowe. Viktor è anche un figlio che non accetta la morte di sua madre, e che da lì fa scaturire la sua ubris, inconcepibile da mente di uomo – ma di donna sì: di Mary.

Viktor è il Prometeo moderno, è l’ennesimo Prometeo dell’immaginazione occidentale: un simbolo ambivalente, un cristo malfattore, un titano benefattore, un trasgressore delle leggi divine, un portatore di fuoco punito con lo sventramento e il rappezzamento quotidiano. Rappresenta anche la creatività poetica e l’irriducibile ribellione al potere.

Titano! Ai quali occhi immortali
Le sofferenze terrene
Apparivano nella loro triste realtà,
e non in disprezzo come ad altri Divini;
Quale fu la ricompensa per questa tua pietà?
Solo una silenziosa e profonda sofferenza; […]
Come te, l’Uomo è in parte divino,
Un fiume tormentato ma con una fonte pura;
Ed in parte, egli può prevedere il suo futuro […]
e sa trionfare in ogni sua sfida,
Facendo della Morte una vera Vittoria.

[da “Prometeo”, Lord Byron, 1816, traduzione di Paolo Rolleri]
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(Aggiunta all’articolo originale, una considerazione in più: in questa idealizzazione dell’eroe Prometeo, Mary sembra andare oltre, e guardare meglio nelle profondità della sensibilità greca, che comprende e accetta terribili ambivalenze. Per il mito classico, Prometeo è sì il benefattore dell’umanità, per averle dato il fuoco, “tecnologia” salvifica. Ma la rapina agli dèi è pure un simbolo importante: priva quel bottino del suo orizzonte sacro, del suo fine più alto, priva la tecnologia della sua componente etica e morale. Senza il beneplacito “degli dèi”, di ciò che di più alto abbiamo nell’animo e nel cielo, ogni scienza e tecnologia conduce alla ubris, al furto di cadaveri, al delirio di onnipotenza, al “fine che giustifica i mezzi”. Niente male, eh?)

Sesto

La notte di Villa Diodati resta comunque un pilastro della letteratura che verrà.

La creatura di Frankenstein è un personaggio capitale che verrà ripreso in innumerevoli altre opere. Frankenstein è un classico dell’orrore, un pilastro del gotico, un padre del weird, narrato in forma epistolare secondo la tradizione ottocentesca, ma con tre punti di vista contenuti l’uno nell’altro in scatole cinesi. Inutile specificare che è ormai ritenuto dai più come uno dei romanzi fondanti della letteratura fantascientifica.

Dalla sfida letteraria di Villa Diodati ha origine un altro personaggio imprescindibile: John Polidori infatti dà vita al Vampiro, che servirà anche a Bram Stoker nell’elaborazione del suo Conte Dracula.

Interessante notare come sia Polidori che Shelley stessa soffrirono di problemi di attribuzione delle loro opere. Polidori, giovane e timido medico del più famoso e fascinoso Lord Byron, vide cadere sotto l’ombra del compagno anche la propria creazione.

E Mary Shelley… beh, Mary Shelley era donna, ventenne, compagna di un poeta affermato: per molto tempo la critica e il pubblico faticarono a credere che Frankenstein fosse davvero farina del suo sacco, e persino oggi si mette molto in risalto il fatto che Mary ebbe in sogno l’idea iniziale del romanzo e che fu incoraggiata dagli altri a svilupparla. “Un’opera eccellente per un uomo, ma addirittura straordinaria per una donna” uno dei commenti più lunsighieri del tempo. Tanto per dire.

Ciò detto, Mary riuscì a mantenersi per il resto della sua vita grazie alla sua scrittura e alla sua… non scrittura. Con i proventi dei suoi testi aiutò finanziariamente anche suo padre, William Godwin. E garantì il benessere del suo amato figlio Percy Florence mediante un accordo con Timoty Shelley, nonno del ragazzo: la condizione era che lei evitasse di scrivere la biografia di Percy Shelley. Mary accettò e tenne fede a quell’impegno per sempre. Trovò pure il tempo di aiutare un’amica scrittrice, che pubblicava con pseudonimo maschile, a coronare positivamente una fuga d’amore con la sua compagna. E dopo Frankestein pubblicò molto altro: romanzi come “L’ultimo uomo”, forse uno dei primi survival fantascientifici (prima traduzione italiana: 1996. Tanto per dire); pezzi per enciclopedie e per riviste femminili; curatele, tra le quali quella delle poesie (almeno quelle) di Percy Shelley.

Nel frattempo, tutti i partecipanti alla sfida di Villa Diodati erano morti giovani e tragicamente. Mary si spense per ultima più tardi: a cinquantaquattro anni, presumibilmente per un tumore al cervello. Ferita e indomita, nubile e libera, come sua madre.

E nella Storia.

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FONTI consultabili online:

IMMAGINI:

“Mary Shelley, an illustrated Biography” by Derek Marks
http://www.derekmarks.net/mary-shelley-an-illustrated-biography/6sen4s7mfa40jzr20rc3l90v1hhiuh

TESTI E CITAZIONI

“Was ‘Frankenstein’ Really About Childbirth?” by Ruth Franklin
https://newrepublic.com/article/101435/mary-shelley-frankenstein-godwin-bodleian-oxford

Mary Shelley: la morte per compagna (e la vita come aspirazione) di Alessia
http://www.psicolab.net/2007/mary-shelley-la-morte-per-compagna-e-la-vita-come-aspirazione/

Mary Shelley, la vera storia dell’autrice di Frankenstein
https://www.robadadonne.it/552/mary-shelley-la-vera-storia-dell-autrice-di-frankestein/

8 cose su Frankenstein
https://www.ilpost.it/2016/06/16/frankenstein-mary-shelley

Chiara Valerio racconta Frankenstein di Mary Shelley
https://www.illibraio.it/frankenstein-mary-shelley-490360/

La figura di Prometeo nelle letterature moderne
http://www.rivistazetesis.it/prometeo.htm

Prometeo di Lord Byron, traduzione di Paolo Rolleri
http://www.prtanslations.com/it_IT/2018/01/11/prometeo-lord-byron/

11 marzo: buon compleanno mr. Frankenstein
http://www.telesanterno.com/11-marzo-buon-compleanno-mr-frankenstein-0311.html

Shelley’s ghosth: reshaping the image of a literary family
http://shelleysghost.bodleian.ox.ac.uk/


L’articolo originale è uscito qui: Duecento anni di Frankenstein e sei racconti romantici & gotici su Mary Shelley e il suo Prometeo moderno – Andromeda SF

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