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Giulia Abbate

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Gridare “distopia” dal centro del Covidistan

19 Gennaio 202216 Marzo 2023 Giulia A.

Ho ascoltato da una epistemologa un bel paragone: in questo momento per molte persone è come se, di fronte a una di quelle immagini “illusioniste” in cui si vede (ad esempio) o la coppa o il profilo delle persone che si danno un bacio, non si fosse più capaci di operare il passaggio da una immagine all’altra, e si resti capaci di vedere solo una delle due, e mai più l’altra.

Leggere questo articolo ci aiuta a esercitarci in questo “cambio vista” in modo efficace.

Da Comune.info

2084. La distopia, la fantapolitica, ma anche il desiderio di leggere la storia scritta dai vinti restano in realtà, a modo loro, tentativi per creare un presente diverso. E se provassimo a narrare oggi alcune possibili versioni, a seconda dei “vincitori”, della storia di questi mesi di pandemia per i testi scolastici del 2084?
2084 – Il virus e la storia scritta dai vincitori

Interessante che chi lo ha scritto, Paolo Moscogiuri, è un architetto, e bello che usi consapevolmente la distopia.

Meno male che qualcuno lo fa, intanto che molti altri, tra coloro che la studiano e la scrivono, restano in silenzio.

Nel mio piccolo ho provato a ragionarci, a chiamare, a discutere insieme.

QUI: Leggere distopia in covidistan

Oppure qui: Leggere distopia in covidistan – un diario

Ampliando poi il campo: leggi i post della categoria covidistan e leggere libri in covidistan

Il successo l’ho misurato in singole persone con le quali ci siamo trovat*: non d’accordo, ma per lo meno capaci di interloquire, di costruire un discorso da basi condivise.

A livello di comunità, invece, calma piatta e silenzio.

Continuerò? Certo.
Come? Rivolgendomi a chi? chiedendo, sperando cosa?
Non lo so.

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Tag covidistan, nogreenpass
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