Negli ultimi tempi girano spesso citazioni, richiami e recensioni del saggio “Il capitalismo della sorveglianza” di Shoshana Zuboff.
È un lavoro importante che getta una luce preziosa sull’architettura di potere dietro i social network e l’attuale conformazione del world wide web aperto agli utenti normali, a noi.
Vorrei aggiungere un pezzettino: non è un lavoro perfetto, ed è quasi “superato” se lo mettiamo a confronto con altri testi, più sintetici e più radicali: ad esempio quelli del Collettivo Ippolita.
Il Collettivo Ippolita è un gruppo di studiose, attiviste e hacker che da anni lavora su internet, reti, informazione, comunicazione, hacking, e molto altro.
Ve le consiglio caldamente! Non vi do un titolo, mi pare bello che ognuna/o scelga di partire da ciò che risulta più congeniale.
Perché ho pensato a loro come “controcanto” di Zuboff?
Perché lavorano sugli stessi temi, però con attitudine diversa: dove Zuboff è (troppo) accademica, loro sono concrete; dove Zuboff si smarrisce, loro citano gesti pratici e strade di lotta; dove Zuboff è disperata, loro restano vitali e, pur senza facili illusioni, vigili e battagliere.
E sono italiane. Per me è importante… anche perché, visto che “il problema” è nato negli USA, trovo lecito sperare che la reazione arrivi da un’altra parte!
Non perdetele, davvero
QUI: https://www.ippolita.net/
(P.s. Di solito pubblico questo genere di post nel mio canale Telegram, che non è solo letterario ma di commento politico. Se cercate letture comode, non è il posto giusto
se però vi va di seguirmi e leggere riflessioni e segnalazioni non allineate e radicali, ecco il link. Il canale si chiama COVIDISTAN, tanto per dire
).