Esce oggi “Fede Frattale”, un racconto distopico con una lunga storia

Oggi è il 10 dicembre 2024 ed è il giorno di uscita di un mio racconto, dalla storia particolare: si intitola “Fede Frattale” ed è stato accolto dalla collana Dystopica di Delos Digital editore.

Si tratta di un’uscita che è la conclusione lieta di un percorso piuttosto lungo. Se ti va di leggere, te lo racconto, sperando come sempre di condividere idee utili anche in senso generale.

Ho scritto “Fede Frattale” ben dieci anni fa. Lo pensai su richiesta di Gian Filippo Pizzo, che stava formando una antologia di fanta-arte: “Continuum Hopper”, uscito per le Edizioni Della Vigna nel 2016.

Gian Filippo Pizzo, scomparso qualche tempo fa, è stato un curatore noto per il suo impegno antologico: in anni in cui la fantascienza faticava a essere letta, ha motivato, messo al lavoro e pubblicato decine di autori e autrici, con i più svariati editori e tanti temi diversi mescolati alla fantascienza. Il suo lavoro ha consentito a diverse penne di “farsi le ossa” e tra quelle penne c’è senza dubbio la mia, per questo non mancherò mai di ricordare Gian Filippo con gratitudine e di citare la sua importanza quando ne avrò modo.

Detto questo, “Fede Frattale” non fu allora parte della raccolta: Gian Filippo lo apprezzò, ma ne constatò la grande diversità rispetto agli altri racconti che gli erano arrivati, che vertevano per lo più su quadri, gallerie e arte in senso tradizionale. Nel mio racconto, l’arte è invece qualcosa di strano, di “deviante” e inquietante, che non ha spiegazione e provoca effetti disastrosi. Quindi non fu selezionato per l’antologia e rimase con me, in un cassetto.

Dopo qualche tempo, e dopo averlo fatto leggere ad amici autori seri che a loro volta lo giudicarono positivamente, pensai di riprenderlo in mano, visto che la situazione editoriale si era fatta più accogliente per il fantastico e anche per la forma racconto.
Ho inviato quindi “Fede Frattale” a due editori indipendenti alle prese con nuove collane: da uno non ho mai avuto alcun riscontro; da un altro la risposta è stata veloce e gentile, ma negativa, perché il racconto è stato considerato troppo fantascientifico in senso stretto, a fronte di una ricerca più orientata sul weird.

Dal giudizio iniziale, che lo riteneva troppo particolare, eccomi a un giudizio di segno opposto: ma sono cose che capitano, vista la grande varietà del genere fantastico e degli editori che con esso lavorano.

Durante la chiusura imposta del 2020, ho pensato a una proposta diversa: tre racconti di “atmosfera” simile, tra cui questo, presentati come piccola raccolta a sé. Ho inviato la proposta a un editore medio e stimato, che mi ha risposto quasi subito in modo positivo, ma chiedendomi un contributo per la pubblicazione.

La cosa non mi ha stupita, ero a conoscenza del fatto che tale editore non era sempre gratuito, pur essendo di grande qualità. Come forse saprai, sono la prima a combattere l’editoria a pagamento, ma per prima cosa osteggio l’editoria di bassa lega, che spesso domina gli scaffali anche blasonati; ed evito crociate, valutando sempre caso per caso la situazione. In quel caso decisi di non accettare non solo per la richiesta di contributo, ma perché l’eventuale pubblicazione era già fissata per una data molto vicina, e questo mi portò a dubitare.

La mia proposta aveva davvero un valore letterario, un livello solido, una qualità sufficiente a decretare la risposta positiva dell’editore? Oppure, in quel momento difficile, la priorità dell’editore era quella di garantirsi un’entrata in più? Se così fosse stato, sarei uscita con un editore comunque prestigioso e con tre racconti che sapevo essere buoni. Ma questo, pubblicazione in curriculum, editore prestigioso, per me non è e non è mai stato sufficiente, di fronte al dubbio sulla qualità di cosa vado a proporre a chi mi legge. Ho declinato la proposta a malincuore, ma sapendo che era la scelta giusta.

Da allora sono passati quattro anni, durante i quali ho pensato ad altro, ho lavorato molto e faticato anche di più. Quel racconto era troppo lungo per rientrare in concorsi, troppo breve per essere proposto singolarmente, forse troppo strano per destinatari “normali”. Così, banalmente, me lo sono dimenticato nel proverbiale cassetto.

Poi, nel mio ruolo di addetta ufficio stampa Delos Digital, ho conosciuto Linda Talato e Vincenzo Romano, in veste di nuovi curatori della collana Dystopica, alle prese con le incombenze del caso e alla ricerca di nuove proposte per far ripartire la collana.
Al che, ho pensato che proporre loro quello strano racconto poteva essere un modo per farci felici tutti quanti, se fosse loro piaciuto. Sono molto contenta che lo sia stato, e che “Fede Frattale” possa vedere la luce dopo dieci anni grazie a loro!

Linda e Vincenzo hanno svolto un editing attento, che ha migliorato sensibilmente il testo, ripulendolo da ambiguità, passaggi poco chiari ed errori, segno che il lavoro di cura editoriale di un testo non può e non deve essere affidato a chi lo ha creato: l’editing è indispensabile. Ringrazio quindi i curatori di Dystopica per l’accoglienza e per il lavoro scrupoloso e migliorativo che hanno saputo svolgere su questa storia che fa parte anche della mia storia.

Devo riconoscenza anche a un’altra persona: la copertina è un’illustrazione originale realizzata apposta dall’artista Claudia Corso Marcucci con grande generosità.
Avevo contattato Claudia poco dopo aver avuto l’ok di Linda e Vincenzo. Volevo chiederle un consiglio relativo a forum/siti con immagini realizzate da artisti indipendenti, che potessi acquistare, evitandomi una cover fatta con “intelligenza artificiale” (scelta che gli editori Delos Digital hanno adottato con una ratio, ma che non mi trova d’accordo). Claudia ha fatto molto di più: in pochissimo tempo ha creato lei stessa un’illustrazione, e mi ha regalato un’immagine di Nadia che mi ha emozionata, un’immagine diversa da quella che avevo io, per questo la considero ancora più preziosa.

Anche questa copertina è una storia, un’opera d’arte, un’interpretazione che dialoga con la mia, in modi imprevisti e veri. Ne sono davvero felice. Grazie, Claudia… e ciao, Nadia.

Illustrazione di Claudia Corso Marcucci

Ringrazio anche Silvio Sosio, che ha accettato la mia proposta di una copertina diversa “dalla linea” e che con Delos garantisce una casa a storie fuori dal comune come questa.

Rileggendola durante l’editing, quindi con sguardo rinnovato, e con dieci anni di più sul groppo rispetto a quando la concepii, mi accorgo che la storia di Nadia, della sua “fede frattale” fatta di “una scatola dentro una scatola, con dentro una moneta d’oro”, rispecchia anche un tratto del mio viaggio spirituale.

Iniziai la stesura del racconto che ero un’atea triste e frustrata, ma quando lo conclusi mi accorsi che non era più così: dentro di me avevo una fede, e il delinearla nella mia protagonista fu semplicemente un modo per riconoscerla, riprendendo un filo che avevo rischiato di smarrire per sempre ma che è ancora con me.

Proprio lei, che in segreto compativa la fede semplice delle sue assistite, si scopriva ancora più devota. A qualcosa di leggermente diverso, va bene. Ma in modo anche più fervente.
Ogni atto, ogni singolo gesto di quella giornata massacrante e maledetta, Nadia lo aveva compiuto mossa dalla propria fede. Una fede a pattern nascosta dentro: grande nei gesti piccoli, fulgida e sofferta, costruttrice di reti all’infinito.

Nel racconto ho messo anche una mia “sapienza” femminile, derivatami dall’aver frequentato da vicino e per diversi anni la Casa di Maternità di Milano, dove ho dato alla luce le mie figlie.
Partorire fuori dall’ospedale, stare nei gruppi di madri, imparare dalle ostetriche, sperimentare la competenza innata della donna e di chi nasce mi ha resa la donna (e la femminista) che sono, ha fatto di me una madre migliore ed è una delle esperienze che mi ha resa felice di essere al mondo, e che considererò sempre tra le più importanti della mia vita. il nome di Nadia è un omaggio diretto a due di loro, omonime, che hanno favorito la nascita della madre che sono, insieme a quella delle mie figlie.

Il corpo di Fatima, vivo, caldo, eppure così privo di reattività, era una presenza allucinante. Ma pur sempre una presenza. Era lì e lavorava nonostante tutto. Bisognava fidarsi e forse il corpo ce l’avrebbe fatta anche da solo… Non faceva così sempre, nei momenti più dolorosi, più intensi del parto? La ragione spariva, gli urli scaturivano dal ventre, gli occhi smettevano di vedere e le donne uscivano e tornavano in loro stesse più volte, in continuazione. E il corpo persisteva, e portava a termine il proprio santo compito materico.

Ma “Fede Frattale” è anche un racconto di fantascienza: una regione cinturata in un “lockdown” ante litteram, un mar Mediterraneo cimitero, una comunità di donne che protegge e che si aiuta, una comunità di uomini che persiste nei suoi sbagli e si fa la guerra, e la fa ai deboli. Una distopia, dunque, nella quale le personagge principali, le ostetriche Nadia e Sayeda, coltivano i semi dell’utopia e della tenerezza tra le rovine.

Aveva visto gli orribili sommovimenti umani, inarrestabili come onde, che sommergevano i più deboli per primi: i bambini migranti, le loro madri, donne e ragazze incinte. Aveva deciso di lavorare per loro. Ed eccola lì, trentacinque anni dopo, a capo di divisioni di ostetriche, case del parto, scuole: era scesa in Sicilia per fare esperienza, no? Quando ti trovi a mollo devi nuotare. Tanto vale volerlo anche.

Relativamente agli uomini, questa è la prima storia in cui creo dei personaggi albanesi totalmente antagonisti, “cattivi”, ma non ho voluto demonizzare nessuno e spero che la cosa si veda. Il loro capo-patriarca Suli riesce a mantenere comunque un’autonomia dal suo ruolo e non è un vilain (ce n’è un altro… ma non lo rivelo. Per lui Nadia ha comunque parole umane, e non potrebbe essere altrimenti).

C’è poi un altro uomo, in questo racconto, che non è un antagonista ma totalmente dalla parte del “bene”. Si chiama Tano, come una persona vera: come mio zio che viveva proprio a Vittoria e che ha ispirato questo personaggio. Un professore amato dai suoi studenti, un uomo intelligente, in cui solidità, mitezza e ironia permettono a chi è intorno di sentirsi sicuri e di voler essere migliori.

“Fede Frattale” esce a sei mesi precisi dalla sua morte improvvisa che ci ha lasciati increduli, doloranti, per sempre troncati… coincidenza significativa, forse un giorno potrà scaldarmi il cuore, adesso no. Mi sarebbe piaciuto fargli leggere questa storia, dove c’è anche lui, mi rimprovero di non aver mai pensato a mandargliela, come se uno scritto avesse valore solo quando è pubblicato. È un’idea sbagliata, ma è ormai incastonata in una dimensione definitiva.

Spero che “Fede Frattale”, se vorrai leggerlo, ti piacerà e ti ispirerà suggestioni e riflessioni. Se vorrai comunicarmele, sarò lieta di riceverle e se vorrai scrivere una recensione da qualche parte te ne sarò ugualmente grata.
Grazie!