“Finisterrae” di Cinzia De Mauro. Recensione

“Finisterrae” di Cinzia Di Mauro è un romanzo di fantascienza sociale, che declina la distopia in salsa grottesca.

Il protagonista, un musicista che a causa di un incidente non può più suonare ed è stato quindi declassato, accetta l’incarico di insegnante di musica della rampolla di una famiglia di spicco del regime, i Württemberq, il cui capofamiglia è inventore di armi micidiali impiegate nella guerra che tormenta la vita di tutti, tra razionamenti, bombardamenti e un totalitarismo ottuso e pauroso.

Il ragazzo nasconde un segreto: milita in un movimento partigiano che è molto interessato ai Württemberq, i quali, però, hanno particolarità che attirano anche l’attenzione dei servizi segreti governativi…

La forza di questo romanzo trovo sia l’ambientazione, che insieme alla sicurezza della voce narrante – il protagonista racconta gli eventi alla prima persona – compone un affresco interessante, bizzarro eppure familiare.

La propaganda di guerra, la sclerosi e la deprivazione sensoriale e mentale di una società rigidamente compartimentata, le assurdità autoritarie simili a “un orologio a cucù all’inferno” (cit. Vonnegut) fanno da contraltare alla follia alienata di Casa Württemberq, in cui un inventore candido e folle si illude di poter restare separato da ciò che contribuisce a creare.

L’intreccio pure è ben condotto, il protagonista tirato da più parti tenta di delineare un proprio gioco restando a sua volta incastrato tra illusioni contrastanti.

La fine arriva fulminea, forse troppo tranchant, e ci lascia in uno spazio aperto in cui le risposte non contano e la forza delle atmosfere torna a farci visita portandoci riflessioni e suscitandoci parallelismi decisamente scomodi.

Con questo romanzo Cinzia Di Mauro compone un’opera interessante, avvincente, profonda e insieme – incredibile ma vero – divertente.

Usa benissimo i tropi del grottesco, mantenendo al contempo uno stile elegante (lessico pazzesco!), senza cedere alla tentazione della sfumatura “perturbante”, ma pestando il pedale della bizzarria e del paradosso, non in modo fine a sé stesso, ma per dire qualcosa.

Lettura consigliata, targata Delos Digital.