Ho recensito l’Urania di gennaio: “Un salmo per il robot” di Becky Chambers. La lettura mi ha lasciato molte perplessità, prima tra tutte: come appare un mondo migliore?
Come un mondo in cui si rimuove totalmente il conflitto? Un mondo di relazioni petalose? Un mondo in cui un monaco non conosca il concetto di “sacro” e serva da psicologo per gente che non smette un attimo di “sorridere allegramente”?
Io non sono affatto contro le etichette, le uso, le studio, mi piacciono, proprio per questo le analizzo e le metto in questione. E dunque, parliamo di “cozypunk”: dopo il fischiettìo del “cozy”, quale sarebbe il “punk”?
Temo abbiano frainteso la frase secondo cui “la rivoluzione non è un pranzo di gala”: non è nemmeno un tè coi biscottini.
In un mondo terrestre futuro che ha preso il nome di Panga, dove non ci sono guerre né conflitti e comunità umane vivono in armonia con la natura, il monaco Dex si fa assegnare al servizio ambulante, che consiste nell’offrire tè e conforto a chi ne ha bisogno, viaggiando di paese in paese con la sua roulotte a pedali.
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