Festival del romance 2024: ecco com’è andata!

Domenica 16 marzo sono stata al Festival del Romance di Assago (Milano), giunto alla sua quarta edizione.

Ho partecipato a tutte e quattro le edizioni, prima in veste di autrice con Fanucci, poi come organizzatrice del tavolo di Delos Digital e poi, nell’edizione del 2023, con il mio tavolo di editor indipendente. Con la stessa modalità ci sono stata anche quest’anno.

(Ti segnalo i miei report passati:

Questo evento importante, uno dei pochi esistenti per il romance in Italia e forse il più grande (quasi certamente il primo a livello nazionale), ha avuto interessanti evoluzioni che ho potuto constatare di persona.

Colpo d’occhio: si gioca seriamente

Proprio pensando al 2019, la differenza è chiara: la situazione è professionale, si gioca sempre più seriamente. La cosa è stata visibile sotto ogni punto di vista.

La prima edizione aveva tantissimi tavoli, per lo più di autrici in self publishing, alcune molto preparate, altre alla loro prima esperienza “pubblica”, e in generale ci si è arrangiate un po’ tutte come si è potuto, l’importante era esserci e partecipare.

Oggi non è più così. Le partecipanti sono state selezionate in modo attento, e molte “semiprofessioniste” o “principianti” (detto naturalmente senza la volontà di sminuire nessuna) hanno ritenuto di non partecipare, visto il grande impegno richiesto. Quest’anno inoltre gli allestimenti e i tavoli erano molto molto belli, con soluzioni ingegnose, di grande scena e di impatto.

Ho trovato anche una presenza sempre più visibile di operatrici del settore, come me, che non arrivano come autrici, ma come editor, grafiche, agenti e affiancatrici delle autrici, in particolare di quelle “self”.

Quest’anno sono anche tornati i panel, con un programma contenente diversi incontri che si sono svolti in sale adiacenti al grande ambiente dedicato all’esposizione libraria.

Da parte dell’organizzazione c’è stata comunque attenzione a includere autrici “self” insieme a case editrici medie e ormai anche le big: Mondadori, Sperling & Kupfer, Newton Compton, HarperCollins/Harmony, Magazzini Salani, DEAgostini, Giunti e Garzanti.

Le autrici “self” mi pare restino un’anima molto importante della fiera: da sole riescono a proporre più titoli, a volte più generi, insieme a gadget, omaggi, idee simpatiche e allestimenti molto curati: insomma, a livello di proposta al pubblico le più brave autrici indipendenti sono l’equivalente di case editrici di una sola persona.
(Naturalmente non è così, le due strade sono profondamente diverse, parlo però di resa finale, di “comunicazioni esterne” e della cura di immagine, davvero ottima sia per le autrici che per case editrici piccole e indipendenti).

Una nota di merito mi sento di darla anche alle proposte: il romance è qui declinato in tantissime salse, da quelle più “favolistiche” dedicate al puro intrattenimento emozionale, a titoli che oltre al divertimento contengono molto altro, come ad esempio la Storia, con romanzi ambientati anche in epoche particolari (mi ha colpita molto la saga ittita di Fleur du Mar), che presuppongono molto lavoro di ricerca e danno a chi legge delle conoscenze in più e la voglia di approfondire ancora.

Parte del leone l’hanno comunque fatta i firmacopie: c’era la superstar Erin Doom insieme a molte altre colleghe importanti: Erin Doom, Carrie Leighton, Rokia, A.J. Foster, Hellen Ligios, Rita Nardi, Francesca Ventura, Lisina Coney, L.F. Koraline, Olivia Hayle, Mary Lin, Bianca Ferrari, Valentina Ferraro e Marilena Barbagallo. segno che il Festival del Romance è un luogo di incontro riconosciuto per chi ama questo genere e per chi lo scrive.

Pubblico e partecipazione

I biglietti per l’ingresso al Festival costavano la bellezza di 30 euro, e sono andati sold out praticamente appena fuori. Ci sono state delle “finestre” in cui l’organizzazione ha messo in vendita ulteriori biglietti: esauriti in un nanosecondo. Da lì in poi, nei gruppi tematici la ricerca di biglietti in vendita non si è fermata fino praticamente al giorno precedente alla fiera, ed è stata supervisionata con molta cura dalle organizzatrici, per evitare speculazioni, bagarinaggi e così via.

Durante la giornata c’è stata dunque una grande folla, che lo staff ha gestito abbastanza bene, mi pare. Io mi trovavo in una postazione centrale, dove non abbiamo mai avuto nessun problema di agibilità e “tappi” di persone, si camminava bene e i tavoli erano in vista. Invece i tavoli agli angoli del salone hanno sofferto un po’ di più la folla e gli assembramenti che si creavano per le file dei firmacopie.

Da questo punto di vista, la “colpa” non mi è parsa tanto dell’organizzazione: bisognerebbe a volte che anche le persone del pubblico facessero un po’ più di attenzione a quello che hanno intorno, e che, oltre a dare la giusta priorità alle autrici di loro interesse, rispettassero anche gli spazi e la presenza di altri, che magari a loro non interessano, ma che come tutti sono lì per incontrare ed essere visti da altre lettrici e lettori.

In generale, comunque, il pubblico che popola questa fiera è decisamente positivo e di ottima disposizione.

Le persone si guardano intorno, sono curiose e aperte, non hanno problemi a fermarsi, a scambiare qualche parola, anche se non comprano (molte arrivano con gli acquisti già fatti online e sono lì a ritirare i libri e a farseli firmare).

Diversamente da altre fiere, nelle quali la gente esprime persino fastidio a un minimo contatto anche solo di sguardi, il Festival del Romance è un evento piacevolissimo soprattutto grazie al pubblico di lettrici gentili, sorridenti e disposte alla relazione umana.

Ripeto: non è affatto scontato ed è quel “valore aggiunto” che trasforma un impegno professionale in una bellissima giornata!

La mia postazione

Due parole sulla mia presenza. Quest’anno è andata molto bene, mi sono data da fare con anticipo e impegno, e ho elaborato tre tipi di offerte:

  • una dedicata alle lettrici, con i miei romanzi in offerta;
  • una per le scrittrici in generale, con una rosa di servizi letterari in forte sconto;
  • una per le autrici che desiderano pubblicare con un editore, mettendo il mio tavolo a disposizione per degli speed date letterari con le curatrici di collane romance Delos Digital.

Devo dire con molto piacere che tutte e tre le proposte hanno incontrato un riscontro: ho venduto diverse copie dei miei romanzi, alcune lettrici mi sono venute a cercare apposta; così è stato per i servizi letterari, e anche lo speed date ha visto autrici impegnate a proporsi.

Cosa porto a casa?

Molto bello incontrare colleghe autrici ed editor con cui di solito comunico online, e che magari posso incontrare solo al FRI, o in poche altre occasioni.

Questo vale specialmente negli ultimi tempi, visto che dal 2020 ho ridotto la mia presenza on the road: il tag #giuliaingiro è meno popolato di una volta, e non penso che ci saranno nuove stagioni di “Scrivifelice in tour”, almeno non nell’immediato futuro.
Dunque, quando mi trovo in situazioni che oltre a essere professionali sono anche conviviali e piacevoli, porto a casa molta gioia.

Quest’anno, poi, ho avuto la chiara sensazione di non essere più estranea: quattro edizioni di seguito, un po’ di cura in più nel comunicare nei gruppi del festival e la presenza crescente nel romance mi hanno permesso di sentirmi un po’ a casa anche qui, di riconoscere e di essere riconosciuta, e di passare questa giornata con più sicurezza, rispetto alle prime volte.

Nelle foto dall’alto: Jessica Maccario, Claudio Secci, Cristina Tata, Liliana Marchesi, mio marito Eduart, Linda Lercari, Ada Capobianco, Paola.
Un abbraccio anche a Elisa Maiorano Driussi, a Monica Peccolo, a Michaela Nicolosi, a Linda Rando, a Simona La Corte, a Paola Michy, a Monica Bigotti, a Anja Massetani, a Catia Pieragostino, a Daniela Barisone e a chi oggi ha incrociato la sua strada con la mia.
E un bacio al mio amore Eduart che oltre ad aiutarmi con lo stand ha portato le bollicine per un brindisi finale e collettivo 🍾❣️Vive l’amour, viva il romance!

Le tante idee delle autrici e delle editrici, gli allestimenti ingegnosi e le invenzioni letterarie, la voglia di leggere e di scoprire comunicata dalle lettrici… questo clima elettrizzante mi ha messo addosso tanta voglia di esserci ancora, e anche tanta voglia di scrivere qualcosa di nuovo. Non so quando riuscirò a farlo, visto che in questo periodo sto dando priorità al lavoro e dunque a un tempo non creativo, ma al servizio di testi altrui. Resta una bellissima sensazione, di cui faccio tesoro e che terrò nel cuore, per poterla rievocare al momento giusto, quando potrò finalmente tornare a dedicarmi alle mie storie.

GRAZIE dunque a tutte e tutti coloro che hanno animato questa giornata, e grazie a Lidia Ottelli e allo staff del Festival del Romance, che hanno lavorato a testa bassa per la sua riuscita!

Post scriptum. In cauda venenum

Questa quarta edizione del FRI ha avuto una buona attenzione mediatica: sono usciti articoli su testate locali e nazionali; e alcuni servizi giornalistici, svolti in loco con simpatiche interviste, o nei giorni precedenti o successivi, hanno comunicato l’evento in modo corretto e rispettoso.

La cosa dovrebbe essere prassi per un grande evento librario, purtroppo non lo è per il romance: praticamente ogni anno il FRI è stato contrappuntato da frecciatine e dileggio, con articoli “a orologeria” pubblicati in coincidenza della manifestazione, alla ricerca di polveroni a proprio vantaggio.

Questa volta…. si è trattato solo di aspettare qualche giorno in più!
Un paio di settimane e sulla testata online Doppiozero è uscito “Il grado zero del romance”, un articolo del critico Gianni Bonina che, con affermazioni quanto meno discutibili, inanella alcuni luoghi comuni sul romance, di cui non si sentiva il bisogno. C’è però una bella notizia: diversamente dagli anni scorsi, quando attacchi ben più pesanti non hanno suscitato attenzione, c’è stata una reazione forte da parte di molte autrici e da un ampio pubblico, e stavolta l’atteggiamento minimizzante verso la scrittura delle donne non è passato in cavalleria, ma ha incontrato molti degni argomenti contrari.

Molti di questi argomenti però sono stati male accolti, e io stessa ne ho avuto esperienza diretta. Il critico in questione mi ha scritto privatamente, attaccando non gli argomenti riportati in un mio commenti, ma la mia persona: mi ha dato dell’ignorante, rimpiangendo che mi sia stata data una laurea. Nelle stesse ore, un altro commentatore, critico letterario anch’egli, mi dileggiava sulla sua bacheca, prendendo in giro sempre il mio titolo di studio con una serie di gnegne che non meritano citazione.

Ecco dunque che, di fronte a miei argomenti di merito, due critici letterari hanno ritenuto normale attaccarmi ad personam nei titoli di studio e nelle mie competenze.
L’opinione che hanno di me dei perfetti sconosciuti non mi tange, tuttavia questa sincronicità mi ha fatto pensare che una donna che non solo parla, ma anche sa suscita ancora reazioni scomposte.

A questo punto, dunque, il pensiero di proporre una possibile controanalisi è sfumato in un altro: chi se ne frega!

Non mi importa di dimostrare nulla, né in quanto competente né in quanto donna competente. E ho sempre meno voglia di contribuire con analisi e contenuti a un dibattito immerso nel pensiero stereotipato, profondamente viziato nelle sue modalità di malcostume social; un dibattito, inoltre, che forse non è poi così urgente, non è rilevante come pensiamo.

La scrittura delle donne, sia romance o novel o qualsiasi altra, domina il mercato, la percentuale di donne che leggono è altrettanto maggioritaria; lo sguardo femminile, la ricerca delle storie di chi ci ha precedute, l’indagine dell’esperienza femminile sono oggi temi all’ordine del giorno. C’è davvero bisogno di dedicarsi a chi non è nemmeno capace di difendere le proprie stesse tesi in modo dignitoso?

Ripenso alle lettrici gioiose e positive che ho visto al Festival, e voglio prenderle a modello. Il mio, il nostro tempo ha un valore, la nostra voce anche, e difenderli significa anche togliere ogni considerazione a chi non intende capire né conoscere, e dedicare piuttosto le nostre energie a ciò che amiamo e che funziona. Questo l’ho capito davvero al Festival del Romance. Grazie!

E alla prossima!

Seconda coda, post scriptum o post venenum

Proprio così, questo articolo non ha una coda sola, come lo scorpione, ma ne ha due, come una sirena medievale!

Pochi giorni fa, la testata Doppiozero, che aveva pubblicato il pezzo di Bonina e ha ricevuto per questo non poche critiche (che non condivido appieno, una testata può pubblicare anche cose poco convincenti pur di aprire un dibattito) ha fatto uscire sulle sue pagine un secondo intervento a tema: “Romance senza categorie” di Chiara Fenoglio, che sembra una “risposta” al pezzo precedente, e che qui linko e anche consiglio.

Si tratta di un articolo colto ed erudito, e però accogliente e gradevole da leggere, con un discorso ben argomentato sul romanzo, il romance e le categorizzazioni, che trovo di indubbio interesse.

Ringrazio quindi Doppiozero per questa lettura, e naturalmente l’autrice, che con la sua bravura ci permette di ragionare in modo più ricco su un tema che amiamo.