Con la partenza della collana “Nuova Atlantide”, che curerò con Franco Ricciardiello per Delos Digital, mi fa piacere spendere qualche parola in più relativamente alla sua continuità, sia con “Atlantis”, naturalmente, la collana di narrativa solarpunk di Franco, che con “Futuro Presente”, collana che ho curato per sette anni con Elena Di Fazio e che pubblicava fantascienza sociale.
“Nuova Atlantide” infatti rappresenta un tentativo di stimolare e rilanciare il solarpunk italiano, attraverso l’apertura alla fantascienza sociale e utopica in senso lato (accettiamo anche distopie, ma per quelle esiste anche la collana Dystopica, contenitore ideale, a cura di Linda Talato e Vincenzo Romano), sperando che i sottogeneri possano nutrirsi a vicenda e che gli autori e le autrici italiane, alle prese con la novità del solarpunk, possano e vogliano declinarlo in modo ampio e rispondente ai loro rispettivi interessi e “toni fantascientifici”.
Esisteva già un legame tra le due collane, grazie intanto all’amicizia personale tra noi curatori, amicizia che getta le basi su una stima reciproca, che esisteva ancora prima di conoscerci, proprio sulla base del lavoro. Oltre a ciò, la vicinanza è sostanziale anche nell’impronta, nelle intenzioni e nei temi.
Lo conferma una delle più recenti usciti di “Atlantis”, un racconto che l’autrice aveva sottoposto a “Futuro Presente”, e che ho voluto segnalare a Franco Ricciardiello il quale lo ha pubblicato. Parlo di “Pandora, Ricordanza” di Sacha Rosel, una storia onirica e femminista, che inscena una rivoluzione spirituale e messianica di fronte alla violenza di una dittatura.
Sinossi del racconto
Il primo ministro Devius della provincia autonoma di Sibilla farà approvare una legge che pone limiti alla libertà di parola delle donne, per “sedare l’isteria femminista”. La giovane Pandora, disgustata da un futuro di sottomissione e accondiscendenza al desiderio maschile, fugge da una scuola che la indottrina e da una società che la controlla tramite l’onnipresenza di schermi televisivi e occhi-spia: fugge verso Città Libera. Ha appreso l’esistenza di questa comunità mistica di sole donne, che vivono in armonia, quasi in simbiosi con la foresta, dall’Occhio del Futuro, che da tempo le mostra visioni del passato e dell’avvenire.
Nella Foresta delle Idee, la misteriosa Yi Lin è in grado di riportare alla vita con un soffio le antenate, coloro che costruirono nello stesso luogo una civiltà femminile di cui rimangono tombe e statue di dee, e sulle cui vestigia le fuoriuscite da Sibilla intendono costruire una comunità affrancata dall’oppressione che soffoca le donne. Ma Devius non può tollerare che si costruisca un’alternativa al suo potere.
Per questo racconto, che ha teso un filo percettibile tra “Futuro Presente” e “Atlantis”, ho voluto scrivere una postfazione che raccontasse questo filo, e un po’ del nostro impegno. La riporto di seguito.

Pandora, Persistenza
È per me un vero piacere vedere pubblicato Pandora, Ricordanza di Sacha Rosel, e per di più nella collana Atlantis curata da Franco Ricciardiello. Questa pubblicazione è arrivata come risultato di una felice confluenza di collaborazioni, e anche questo mi allieta non poco e riflette un pochino, credo, anche lo spirito originario del solarpunk.
Sacha Rosel scrisse qualche mese fa a Elena di Fazio e a me, chiedendoci un’intervista per la sua rubrica Donna, cultura, editoria sul blog Libro Guerriero di Marilù Oliva: la rubrica è dedicata a figure femminili che lavorano per la diffusione del femminismo nel mondo culturale, e Sacha si rivolgeva a noi in quanto curatrici della collana Delos Digital Futuro Presente.
Abbiamo condotto Futuro Presente per sette anni, nei quali ci siamo adoperate per cercare, valorizzare e pubblicare una buona fantascienza di tipo sociale. Una fantascienza che guardasse dritti negli occhi i simulacri del presente e ne demistificasse i tanti inganni; una fantascienza aperta a tutte le voci, anche quelle più inesperte, che con noi hanno trovato un aiuto professionale fatto di editing, scambi di mail, consigli di scrittura e sviluppo delle storie (tutto naturalmente gratuito, perché fornito come curatrici di un editore il quale è nostro primo e unico committente); una fantascienza da subito alla ricerca delle donne, delle loro visioni, del loro necessario pensiero. Donne di qualsiasi orientamento e pensiero, naturalmente; e anche, tra loro, donne femministe e impegnate in questo senso.
Penso di poter dire che, da tutti questi punti di vista, la collana Atlantis si pone assolutamente in questo solco, con in più l’impegno dedicato al solarpunk, questa nuova articolazione della fantascienza che insieme a una vocazione sempre “sociale” unisce molte altre istanze politicamente connotate, tra cui proprio il femminismo.
Si dà il caso, però, che quando Sacha ci ha scritto, Elena e io avessimo da poco annunciato la decisione di sospendere le pubblicazioni: dopo tanti anni di lavoro, abbiamo sentito la necessità di fermare la “fabbrica” (sette anni a uscita mensile quasi ininterrotta non sono stati una passeggiata di salute) per poterci guardare indietro, e considerare la lunga strada fatta in una prospettiva più distesa e quieta. Le domande dell’intervista di Sacha sono arrivate come in risonanza a questa esigenza, e ci hanno permesso di riflettere su alcuni aspetti del nostro lavoro fantafemminista; quando poi Sacha ci ha voluto inviare il suo racconto, vi abbiamo trovato molte delle questioni avanzate insieme.
Qual è il posto per un femminismo radicale nel frastuono del mondo di oggi – anche del mondo culturale di oggi? Come condurre una lotta che per essere efficace deve destrutturare noi per prime? Destrutturare il nostro posto come preparato dalla società; l’amicizia femminile complicata e avvelenata dalla competizione; il modo in cui vediamo noi stesse che è spesso eterodiretto; destrutturare persino il dolore delle perdite che, riprendendo una celebre canzone, “per tua natura attirerai”?
Sì, per nostra natura: perché se ci si cura dell’altro, se si genera e nutre chi mettono poi a schiacciarti, se si ama il “triste fratello” (definizione di Sibilla Aleramo), se ci si cura del mondo… rompere dei legami, delle strutture, delle relazioni è anche una perdita, un dolore.
La canzone che ho citato è naturalmente La cura di Franco Battiato, che interpreto così: enumera tutte le cose, tutti i problemi e le sfide che l’amore in realtà non può vincere; la malattia, l’ingiustizia, il tempo, le “correnti gravitazionali” sono forze insuperabili che spazzano via qualsiasi cosa e persona amata, che noi lo vogliamo o no. Eppure, l’amore può vincere non su di esse, ma vincere la possibile dissoluzione con cui le calamità sfidano il sentimento. A dispetto della malattia, a dispetto del dolore, a dispetto della realtà che separa e disgrega le forme e manifestazioni a cui siamo legate, l’amore vince, vince in sé stesso e ha sé stesso come ricompensa, vince semplicemente perché persiste.
Questa mi pare una bella chiave anche di Pandora, Ricordanza, che si apre con scene distopiche alle quali ormai siamo abituate fin quasi allo stereotipo; ma prosegue in modo inaspettato e complesso, intrecciando su di sé una singola linea narrativa, moltiplicando le voci più del loro stesso numero, sfrangiando le unità aristoteliche – tempo, spazio, azione: elementi chiave della teoria della narrazione di un filosofo da sempre usato dal canone europeo in chiave antifemminile, per sancire l’inferiorità della donna come essere intrinsecamente imperfetto e incompleto, e dunque votato alla subordinazione all’uomo che è unica misura dell’umano.
Le donne però sanno raccontare in modo diverso. Le donne, diceva a Joanna Russ l’amica medievista citata nel saggio Vietato scrivere, “narrano sempre in volgare” – e non è un caso che Rosel citi strade mistiche e affini alle ultime esperienze di collettivismo femminista che l’Europa ha visto, secoli fa: le comunità monacali umiliate e spente dalla clausura papale, e quelle beghinali affogate nel sangue.
Le donne narrano e cantano in cucina, mentre rammendano, quando mettono a dormire i figli, mentre attendono ai loro incessanti e ciclici e interminabili e spesso avvilenti lavori di cura; e lo fanno in una lingua domestica, concreta e comunicativa, che si configura come il “registro madre” dell’umanità cresciuta da donne, e che sfugge alla norma oppressiva del canone, perché vi è tagliata fuori e mandata ai margini.
E dunque, pensando al “posto” del femminismo radicale, sarebbe forse bene riflettere su questi margini, che sono zone più libere, anche se non da idealizzare in sé e per sé, perché non sono certo comode né sicure. Il bosco sacro del racconto è persino oltre, è foresta, foris, fuori dalla civilizzazione maschile e distopica, e per questo, anche se inerme all’invasione, è un luogo utopico dello spirito, da cui nascono un’autodifesa e persino una vittoria basate sulla pura e incrollabile persistenza.
Quello di Rosel è un esperimento narrativo coraggioso, che in chiave femminista ribalta la distopia non solo all’interno della storia, ma in modo più profondo, nella forma e nella struttura narrativa. È un racconto che lascia entrare nella fantascienza un elemento di cui essa solitamente manca: il sacro. Ed è un racconto che presenta una sapiente apertura ad aspetti culturali e religiosi orientali (che anche Battiato ben conosceva), che ci suggeriscono come tutto è correlato, e che noi siamo Uno: amiche, nemici, alleate, perdite, passato, futuro…
Per tutte queste ragioni, non riesco a immaginare per Pandora, Ricordanza una collocazione migliore della solarpunk Atlantis: sono felice di aver fatto da tramite perché ciò accadesse, e ringrazio di cuore Sacha Rosel per la fiducia dimostratami, e Franco Ricciardiello per l’apertura e la consueta disponibilità, oltre che per il suo impegno nel condurre Atlantis, un impegno di cui ben conosco il peso, e del quale, a mio avviso, l’intera fantascienza italiana trae beneficio.
Giulia Abbate
