Uscito martedì scorso “Astounding Days” di Davide Tarò, un racconto lungo originale e suggestivo.
Si tratta dell’ottava uscita della nostra collana Nuova Atlantide dedicata alla fantascienza sociale e al solarpunk che con Franco Ricciardiello curo per Delos Digital.
Quando Davide mi inviò la prima bozza di questo racconto, lo definì “libero e selvaggio”.
Era davvero così e lo è ancora!
“Sono sempre stati in due.
Forse per bilanciarsi in qualche modo.”
“Astounding Days” è una corsa forsennata nelle vite di due personaggi bizzarri e parossistici: il caporedattore e l’occultista. Uniti da un legame di amore e poi di odio, che Tarò reimmagina alla luce delle ‘missioni’ di cui si fanno carico.
“Urlò, John. Urlò e quasi spezzò le mani giunte di Lafayette Ronald che gli tenevano i polsi.
Urlò e pianse per sei ore, di un terrore puro, infettivo.”
Il caporedattore è John W. Campbell jr, figura capitale della fantascienza della cosiddetta “epoca d’oro”, che lanciò autori e storie ancora oggi popolarissimi (e che spesso appaiono anche nel racconto).
L’occultista è Ron Lafayette Hubbard, che partito dalla fantascienza ideò un culto che univa speculazioni scientifiche a fantasmagorie ufologiche. Quel culto è ancora oggi una potenza multimilionaria.
Il rapporto e le esistenze dei due sono segnate da potenze superiori: la sinistra immagine del fungo nucleare, le radiazioni invisibili ma diffuse nel globo tutto, i misteri e la potenza sconvolgente racchiusa nell’atomo segnano un punto di non ritorno per la Storia e per la stessa ontologia umana.
“E tutti noi – compreso te, mio improvvido lettore – fummo agganciati in quel vortice mutageno, senza scuse e senza eccezione alcuna.”
La ricerca verace di John di una elevazione dell’umano, per renderlo in grado di opporsi alle forze ctonie che gongolano e si rinforzano grazie alle nefaste radiazioni atomiche, lo porta ad allontanarsi dall’atteggiamento utilitaristico e cinico di Lafayette, secondo cui senza soldi è impossibile ottenere qualsiasi altra cosa, e che si dedica quindi alla spregiudicata costruzione di un impero.
Ma la lontananza è destinata a non durare, e presto diventa scontro. Uno scontro che trascende ogni limite.
“Il maestro Jedi Obi-Wan Kenobi fu ucciso da Darth Vader.
Mentre le immagini scorrevano sullo schermo, Hubbard sbarrò gli occhi e si irrigidì.
Era giunto il tempo. Il momento di evocare John.
Secondi, minuti, ore, secoli. Forse nulla.
Poi qualcosa, dopo un silenzio fragoroso, prese lentamente e dolorosamente forma nel buio.
— John… bentornato — sussurrò Hubbard.
— Perché sono qui? Di nuovo? Maledizione — si lamentò la figura dolente.”
Il rapporto tra John e Lafayette è a sua volta solo una parte, un “lato” della storia. Entrambi lottano contro entità non umane, le stesse che si pasciono della distruzione radioattiva.
Anche “loro” hanno un piano e il malanimo che rappresentano, quel “disagio della civiltà” che Italo Svevo ancora prima di Sigmund Freud aveva identificato come malattia della mente votata all’annientamento, emerge tra le righe come un respiro mefitico, sempre presente, sempre in attesa.
“In un battere di ciglia, si rizzò in piedi, come una lugubre molla di carne, e gli occhi, gli occhi letteralmente avvamparono, rilucendo di un rosso infernale.
Il pezzo di carne che era stato un essere umano trasmutava in qualcos’altro.”
Il racconto però non assume il punto di vista dei due protagonisti, né di “loro”, né onnisciente.
A narrare è una bambina, la figlia di uno dei due, la cui voce impone alla storia la domanda più importante: quella sul futuro della specie umana, che è messo in concreto pericolo dalla scoperta del potere dell’atomo e dal suo uso sconsiderato, distruttivo, irresponsabile, non adulto.
Proprio Diane, la “bambina Henotica”, più volte si chiede:
“Quando ci si può definire figli di qualcuno?”
E quando, quando, ci chiediamo noi, la figura del PADRE sarà finalmente compresa, riconsiderata, ricreata e abbracciata dall’umanità in una sua forma positiva e protettiva, lontana da un maschile smarrito, irresponsabile e disgraziato – e da un femminile distruttivo e ugualmente smarrito?
“L’energia atomica e le radiazioni che circolano potenti dalla fine degli anni Quaranta del secolo scorso sono state create e provocate dai padri.
In effetti non sono stati un granché, posso sottoscriverlo pienamente.
E per molti nemmeno le madri.”
In questi giorni due potenze nucleari, i cui vertici risultano pesantemente compromessi in una rete di stupri, ricatti e sacrifici rituali, hanno attaccato un paese mentre fingevano una trattativa diplomatica.
Uno dei primi danni che è hanno fatto è stata la distruzione a suon di razzi di una SCUOLA ELEMENTARE FEMMINILE ammazzando a tradimento e senza alcuna ragione quasi duecento BAMBINE.
Una di queste due potenze nucleari, la più piccola e folle (chiaramente dominata dai “LORO” influssi), minaccia ora di ricorrere alla bomba atomica nel caso in cui la nazione aggredita non si sottometta.
Ma venitemi a dire, vi prego, che la fantascienza è superata.
Vi risponderò con questo racconto, una storia visionaria ovvero profetica, libera e selvaggia, dallo stile eccezionale e ipnotico e dalle domande esiziali, urgenti, tutte da esplorare.
Non perdetelo.
“Come il solitario spettatore di un film di fantascienza in una sala buia e deserta, Campbell osservava l’esplosione nucleare monocromatica, immobile, fissata per sempre sul muro davanti a lui.
Intanto fumava.
— Boom — disse, in un filo di voce.”
Qui:
https://delos.digital/9788825436211/astounding-days
