Nel 2015, ben undici anni fa, pubblicai un racconto intitolato “Calendario della semina”. Fu incluso nell’antologia di “fanta-cibo” curata da Francesco Grasso, Marco Minicangeli e il compianto Massimo Mongai e uscita per Della Vigna edizioni. L’ho poi incluso anche in “Stelle Umane”, la raccolta di racconti che ho autopubblicato.
Era una composizione di lettere, verbali, articoli giornalistici e documenti in cui immaginavo una persecuzione legale ai danni di una contadina veneta, Cecilia Ferro, che deteneva semi antichi, di un orzo che la sua famiglia coltivava da generazioni, e si rifiutava di distruggerli e di piegarsi a coltivare semi transgenici.
La multinazionale Malimir (“Mali” in albanese significa “monte”, “mir” significa “bene, buono”, fai tu il resto) persegue Cecilia Ferro con tutti i mezzi: cause legali, intimidazioni, sabotaggi mafiosi, grazie anche a uno Stato tracotante e alla burocrazia UE totalmente collusa con le multinazionali tecno-agro-farmaceutiche.
Nella storia, il seme biologico, antico, locale viene additato dai potentati come una minaccia alla salute: perché incontrollabile, perché non programmabile, perché non si spegne dopo una semina, perché è “naturale” e quindi non “sanificato”, non “igienico”, non addomesticato, non riducibile a merce!
E per questa ragione la povera Cecilia viene gradualmente distrutta, ma non recede dalla sua lotta… e mai lo farà, in questa storia che resta scritta e non potrà mai cambiare.
Forse la nostra storia invece può andare diversamente.
Nel mio racconto immaginavo anche movimenti popolari che, consapevoli dell’aggressione contro la vita da parte degli OGM e di chi li propala, davano vita a imponenti manifestazioni, a digiuni, a grandi Satyagraha in sostegno di una donna, della libertà e della Verità.
E questo bisognerà farlo sul serio, temo (in alcuni luoghi lo stanno già facendo).
La tecnologia mortifera degli “OGM-TEA” non può passare, e se sono finita a citare un mio racconto anticipatore di catastrofi non è per vantarmi di averci visto lungo, cosa detestabile, ma è perché NON voglio che ciò avvenga.
Voglio fortemente sbagliare previsione, e che “Calendario della semina” nelle sue parti peggiori venga smentito, e che tante Cecilia Ferro possano continuare a camminare nei loro campi di orzo con le loro sorelle e con i loro amici, senza la prepotenza insopportabile di questi padroni universali che insistono in una strada di morte collettiva senza aver capito veramente nulla di cosa è la buona vita.
Firmare una petizione è meno del minimo indispensabile, ma consiglio vivamente di LEGGERLA, perché contiene informazioni e notizie preziose per capire meglio il frangente in cui ci troviamo.
Grazie.
