“Addendum alla proposta di legge per il diritto all’autodeterminazione degli oggetti”: è il titolo del racconto uscito oggi per la nostra Futuro Presente – Delos Digital.
Il racconto è firmato da Sephira Riva: scienziata, ricercatrice e scrittrice, che insieme a Gloria Bernareggi ci ha già abituate bene scrivendo su Moedisia. Sephira Riva conferma le previsioni con questo esordio interessante, che siamo liete di pubblicare.

Una storia surreale basata sui tòpoi della fantascienza e sul linguaggio inclusivo.
Uno sgangherato laboratorio di ricerca nelle isole Svalbard. Una macchina per il controllo del clima che fa grandinare nei corridoi. Un trio di giovanǝ ricercatorǝ con un incarico impossibile: il reverse engineering di un manufatto extraterrestre, commissionato da alieni incorporei (anzi: alien* incorpore*, perché non conosciamo il loro sesso). Cos’è il reverse engineering? E che aspetto ha un alieno incorporeo? La geniale autrice esordiente Sephira Riva gioca con i topoi della fantascienza e con il linguaggio inclusivo, per raccontarci la storia più surreale mai apparsa su Futuro Presente.
“Addendum” è scaricabile qui: Addendum alla proposta di legge sul diritto all’autodeterminazione degli oggetti di Sephira Riva, Futuro Presente Delos Digital
Il racconto sta già ottenendo interesse. Ne ha parlato, lo stesso giorno della sua uscita, il nostro amico (e autore Futuo Presente, a sua volta) Franco Ricciardiello in un post nel quale tocca anche lo stato dell’arte della fantascienza italiana in questo momento.
Già a partire dal titolo questo racconto lungo tenta di sfuggire alla classica titolazione della fantascienza italiana, che tanti danni ha causato non solo per l’autocensura di attenersi a un’etichetta facilmente riconoscibile (come avviene ancora più platealmente con l’estetica delle copertine), ma soprattutto per la banalizzazione e l’appiattimento al momento della traduzione: infatti a partire da metà del secolo scorso, gli autori anglosassoni si sono emancipati da questa sindrome del ghetto, ed è difficile incasellare un libro partendo dal titolo.
Sephira Riva invece sembra rifarsi più all’autonomia degli oggetti del surrealismo che alla sf, come se annunciasse uno spostamento dal feticismo del personaggio a… a cosa? L’oggetto, l’idea?
“Autonomia e autodeterminazione (degli oggetti)” dal blog “Ai margini del caos”
“Addendum” vi spiazzerà, vi divertirà, vi appassionerà.
Futurama, Kurt Vonnegut jr., Sheckley, “La cosa” convertito in “Il Qualcosa”, alien* (forse sono tre, forse sono sette, forse hanno i tentacoli, forse no)…
Nel racconto, inoltre, sono usate diverse grafie: gli alieni, che non si possono ascrivere a un genere definito o codificato (sono praticamente nuvole quantiche) sono indicati con l’asterisco. La scevà è impiegata per Nadia, personaggio che cambia identità a seconda dei giorni. La grafia del plurale neutro è lo scevà lungo: з.
A prescindere da come la si pensi relativamente agli esperimenti linguistici degli ultimi anni, credo che il racconto possa piacere un po’ a tutti, perché impiega tali esperimenti in modo scanzonato e divertente.
Inoltre, a oggi si tratta della prima opera di narrativa italiana che usa correntemente il “linguaggio inclusivo”. Futuro Presente arriva sempre prima 🙂 come, del resto, la fantascienza!